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CONSEGUENZE PSICOLOGICHE DELL’ABORTO

Depressione (10/09/2020)

Sono una donna che ha dovuto affrontare un aborto, e non riesco a superarlo.
Piango spesso e mi sento in colpa per quello che è successo.

terapeuta Claudia Maspero

Dott. Claudia Maspero

Risposta del 10/09/2020

Milano - Cantù

ABORTO E CONSEGUENZE PSICOLOGICHE

Cara L.,
la perdita di un bambino in epoca perinatale (la fase precedente o successiva alla nascita) è un grave evento di vita, che lascia traccia nei genitori e nelle famiglie. È un lutto e come tale va affrontato.
Provo a comprendere come ti possa sentire, sconsolata, forse arrabbiata, in colpa per l’accaduto. Se fossi lì vicina a te, probabilmente mi verrebbe l’istinto di abbracciarti.
Se non adeguatamente affrontato il lutto può restare congelato, essere negato o rimanere in sospeso per anni. Un lutto non elaborato (non accettato-superato) può alterare l’equilibro affettivo e psicologico dei genitori oltre a poter divenire un fattore di rischio per le gravidanze successive e il futuro stile di attaccamento genitore-bambino (cioè gli equilibri della relazione di accudimento infantile).
L’esperienza dell’aborto compromette la salute e il benessere psicologico delle donne, vi è stato associato un aumento dei livelli di sofferenza, ansia e depressione. È quindi importante prendersene cura.

 

COME SUPERARE IL DOLORE DI UN ABORTO

A favorire una buona elaborazione del lutto perinatale è la presenza di operatori preparati ed emotivamente competenti. Non ci sono parole o gesti che possono curare il lutto nei primi momenti, è un processo che necessita fisiologicamente del tempo (più o meno dai sei mesi ai due anni), ma è importante rispettare l’accaduto e quello che i genitori stanno provando.
A te genitore, mamma in particolare, consiglio di:

  • permetterti di condividere il tuo dolore, soprattutto con il partner
  • circondati di persone care, silenziose e attente
  • prenderti del tempo per affrontare ed elaborare il lutto (accettare e superare la perdita)
  • se da sola ti sembra troppo dura, consultare uno psicoterapeuta (possibilmente specializzato negli interventi perinatali) che ti accompagni in questo delicato e doloroso percorso.

 

AFFRONTARE UN ABORTO: QUALI EMOZIONI SI PROVANO?

A volte la sensazione prevalente è quella del vuoto. Un vuoto associato a grande tristezza per tutto ciò che si era immaginato e non potrà accadere. Alcune donne piangono, sono molto tristi e raggiungono livelli preoccupanti di apatia. Altre fingono che sia tutto a posto per non pensare, per non farsi toccare dal dolore, cercando di tenersi estremamente occupate, buttandosi sul lavoro o manifestando attenzioni a tratti maniacali sul proprio corpo. In generale, tutte provano un grande senso di solitudine perché avvertono che nessuno potrà comprendere veramente quello che è loro successo. E un po’ hanno ragione, è un’esperienza estremamente intima e unica.

 

ABORTO: DIFFERENTI STORIE, DIFFERENTI TRAUMI

L’interruzione di gravidanza è un evento che può capitare circa il 15-20% delle volte, soprattutto entro il primo trimestre. La maggior parte delle volte l’aborto non è determinato da cause controllabili ed è indipendente dalle azioni compiute dalla donna. Eppure, spesso viene vissuto come un evento traumatico e difficile da accettare, che può portare con sé una serie di conseguenze, sia fisiche che psicologiche.
Per le donne che affrontano un’interruzione di gravidanza volontaria, può non essere comunque semplice. Anzi spesso, il sentimento di colpa e di responsabilità può essere devastante. Infatti, ci sono casi in cui la donna o la coppia, ad esempio, hanno dei dubbi sulla decisione presa.

Esistono diversi tipi di “perdite” a cui una donna e la coppia può essere esposta:

  • Interruzione volontaria di gravidanza
  • Aborto spontaneo: arresto della gravidanza prima della ventiduesima settimana di gestazione
  • Morte intrauterina: arresto della gravidanza dopo la ventiduesima settimana di gestazione
  • Morte in utero precoce: dalla ventiduesima alla ventottesima settimana
  • Morte in utero tardiva: dopo la ventottesima settimana
  • Lutto perinatale: dalla ventiduesima o ventisettesima settimana di gestazione, fino al primo mese dopo il parto

A prescindere dal tipo di “perdita”, si può parlare di lutto prenatale (precedente alla nascita del bambino) in ogni momento della gravidanza e tale perdita è riconosciuta come un evento traumatico della vita.

 

Cara L.,
aggiungo che ti ringrazio molto per la tua domanda, troppo spesso quando si parla di gravidanza siamo soliti affrontare temi e avere aspettative solo positive, convincendoci che la cosiddetta “dolce attesa“ sia esclusivamente qualcosa di meraviglioso e piacevole. Purtroppo possono venire a crearsi situazioni che rendono estremamente drammatica la vita della futura coppia genitoriale. È importante parlarne, anche se è un argomento scomodo, perché solo così si possono preparare i futuri genitori alla possibilità che non sempre le cose vadano bene, che statisticamente una gravidanza su cinque si interrompe entro il terzo mese di gestazione e in altri casi le cose si possono complicare anche dopo. Questo non per spaventare, ma per sensibilizzare tutti alle conseguenze che una perdita in età gestazionale può avere sulla donna e sulla coppia stessa. È importante vivere e rispettarne il dolore.
Io e l’equipe di Risolvere rimaniamo disponibili qualora sentissi la necessità di incontrare un professionista.