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CORONAVIRUS: COME AFFRONTARE L’IDEA DELLA MORTE CON I BAMBINI

Difficoltà infanzia-adolescenza (06/05/2020)

Buongiorno, vi scrivo perché da giorni io e il mio compagno ci interroghiamo su un quesito. Ho una bimba di quasi 5 anni, molto sensibile, allegra, spensierata come penso sia corretto esserlo alla sua età e penso che parte del merito sia di noi genitori, molto presenti e attenti a non farle mancare nulla. Ma in questo periodo di quarantena ed emergenza nazionale Coronavirus, io e il mio compagno ci siamo accorti di aver fatto un grande errore: non abbiamo mai parlato a N. della morte. Abbiamo sempre evitato il discorso, non l’abbiamo mai nominata (in questi ultimi 4 anni, fortunatamente, non ci sono stati lutti importanti a noi vicini), volevamo proteggere la bimba e non toglierle il sorriso. Forse abbiamo sbagliato ma non sappiamo bene come affrontare l’argomento con lei?
Grazie per il tempo che ci dedicherete, (MG.)

terapeuta Claudia Maspero

Dott. Claudia Maspero

Risposta del 06/05/2020

Milano - Cantù

PARLARE DI “MORTE” NON È FACILE PER NESSUNO – IL PARERE DELLO PSICOTERAPEUTA

Cari MG e compagno,

avete ragione parlare ai bambini della morte è difficile. La parola morte è difficile da pronunciare, da pensare, da accettare. Pensate a quante volte anche tra noi adulti parliamo di una persona morta usando frasi come “se ne è andato per sempre, è mancato, è scomparso”. Dire che una persona è morta è doloroso, fa paura e vogliamo allontanare il pensiero. Sono tanti gli adulti, genitori che tendono a proteggere i bambini sull’argomento, che decidono di non parlarne, spesso però correndo il rischio di negare ai bambini il confronto con questa verità. E sì, perché non c’è vita senza morte e questa è forse l’unica certezza che abbiamo.

 

GENITORI ALLE PRESE CON LE “DOMANDE SCOMODE” DEI LORO BAMBINI: COME FARE?

Cos’è la morte? Perché si muore?” sono domande che, prima o poi, attraversano la mente del bambino. Sono tra le domande scomode, così definite da molti genitori, come anche quelle sulla sessualità, domande che attenzione, non richiedono una risposta veloce, scientifica almeno non solo quella. I bambini vanno accompagnati a dare un significato al mistero della morte e come più volte noi psicologi ripetiamo, ogni bambino ha il suo tempo. Non saturiamo i suoi pensieri, non diamo troppe informazioni tecniche, parliamo loro di come le cose sconosciute a volte fanno paura anche ai grandi, anche noi ahimè non sappiamo tutto della morte.
Si può partire da cose molto semplici, la natura vegetale e animale ci viene come sempre in aiuto, sarà capitato anche a N di vedere la piantina di basilico rinsecchita o chissà di trovare in spiaggia un granchietto supino. Ecco, sentire dai genitori che la piantina è morta e anche il povero granchietto lo è, autorizza il bambino a poterla nominare, parlare di morte e a poter esprimere le sue domande. I bambini osservano, riflettono, mettono insieme le cose e solo a volte riescono a domandare e solo a volte l’adulto riesce a sentire la domanda.
Qui di seguito qualche elemento per darvi una breve, ma spero utile, panoramica sull’evoluzione del concetto di “morte” nella percezione dei più piccoli. La letteratura ci conferma che:

  • fino a 3 anni il bambino è convinto che la morte è qualcosa di reversibile,
  • tra i 3 e i 6 anni la morte è intesa come qualcosa legata alla tristezza e alla separazione,
  • dai 6 anni si inizia ad associare la morte a fantasie paurose e solo gradualmente ci si avvicina a comprendere che è qualcosa di inevitabile e che riguarda ogni essere vivente,
  • dai 9 anni, si teorizza che in quanto essere vivente tutti moriremo.

 

MORTE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS: COME RACCONTARLA AI PIU’ PICCOLI?

In questo periodo di Pandemia Covid-19, in cui noi adulti siamo esposti a quotidiani bollettini di morte, la vostra domanda sul come avvicinare delicatamente al tema la vostra sensibile bambina, significa fermarsi e ascoltarsi. I bambini hanno bisogno di adulti, genitori che siano capaci di questo: fermarsi e ascoltare. Hanno necessità di adulti presenti, disposti a stare accanto a loro anche quando le emozioni sono spiacevoli. È importante cercare di condividere qualsiasi emozione, qualsiasi pensiero e provare ad essere il loro punto di riferimento. Bowlby (uno dei padri fondatori della psicologia infantile) parlerebbe di base sicura, alla quale potersi aggrappare o tornare in caso di pericolo, di non comprensione, di tristezza.
Nelle fiabe l’elemento morte è spesso presente, pensiamo all’incipit di Cenerentola o Biancaneve, alla scena di Bambi in cui muore la mamma, o al povero babbo vedovo di Hansel e Gretel. Ci illudiamo a volte di aver protetto i bambini dalla morte ma non è così, siamo stati solo fortunati, come è capitato a voi, che la morte non ha bussato alle nostre porte.  E quando accadrà, allora cosa fare? Sicuramente è molto importante comunicare la notizia in modo chiaro e diretto, dando conforto fisico, vicinanza e abbracci e condividendo emozioni, quali tristezza, rabbia, malinconia e coinvolgendo i bambini, nei riti di saluto nella modalità più adatta (e accettabile) per la loro età. Ad esempio è opportuno non far vivere loro esperienze o immagini troppo traumatiche in relazione alla loro età, sensibilità, storia personale.

 

ALBI ILLUSTRATI: PER RACCONTARE LA TRISTE REALTA’ DEL LUTTO

Alcune letture per l’infanzia ci possono venire in soccorso, penso a un bellissimo albo edito da Il Castoro (2018), si intitola Il regalo di Tasso. L’ho appena riletto perché una collega mi ha chiesto se conoscevo un libro che potessero usare dei genitori per parlare a un gruppo di bambini della morte del loro maestro, a causa del Coronavirus.
È un libro che racconta la storia di un vecchio Tasso, un tasso che sa quasi tutto ed ha molti amici. Una sera scrive una lettera ai suoi amici e poi si addormenta per sempre – muore. Il giorno dopo gli animali, preoccupati nel non trovarlo ad augurargli buona giornata come faceva ogni giorno, fanno la triste scoperta. Soprattutto Talpa, che gli era molto legato, si sente solo ed inconsolabile. Sarà poi nell’incontrarsi tutti insieme e nel raccontare aneddoti e ricordi legati a Tasso che riusciranno a colmare il vuoto che ha lasciato e a sentirlo ancora vicino. Un albo che parla di morte senza pudori, con un linguaggio delicato e sereno. Le illustrazioni seguono l’andamento delle stagioni: quando Tasso muore, la neve cade sul bosco a coprire ogni cosa, quasi a fermare il tempo, ed ogni animale si ritrova a vivere il proprio dolore chiuso nella sua tana. Poi, quando i giorni più dolorosi sono lontani, all’arrivo della primavera, gli amici possono ritrovarsi a condividere i loro ricordi. E i bambini di quella classe potranno magari insieme ricordare cosa il maestro ha insegnato loro.

 

E’ UTILE ELABORARE IL LUTTO: AFFRONTARE IL DOLORE, TENERE BUONI RICORDI

Cara MG, spero che lei e il suo compagno troverete il modo per introdurre il tema della morte con N, senza temere di farle perdere la sua serenità, ma confermandole che mamma e papà sono disponibili anche a parlare di cose tristi e dolorose. Purtroppo, nessun genitore è in grado di evitare ai propri figli la sofferenza per la morte. È possibile però che alcuni bambini arrivino un po’ più preparati e attrezzati ad affrontare l’elaborazione del lutto. Condividere il dolore, parlare della tristezza e della sofferenza con chi ci è vicino e caro è la cura migliore per imparare ad elaborare un lutto e, col tempo, per imparare a far emergere soprattutto i ricordi positivi e belli che ci hanno legato alla persona scomparsa.