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BAMBINI, COVID-19 E FASE 2: COME SPEIGARE LA SITUAZIONE

Difficoltà infanzia-adolescenza (27/07/2020)

Buongiorno,
mio figlio di … anni ha sentito me e suo papà parlare della fase 2 in toni preoccupati rispetto al futuro. Chiede se ora potrà tornare a scuola o rivedere i propri amici. Mi sembra confuso e fa più capricci di prima. Non so se sia corretto parlare ad un bambino così piccolo di queste cose, ma ormai la frittata è fatta e devo provare a rimediare.
Mi aiutate ad orientarmi?

D.

terapeuta Nisia Cosenza

Dott. Nisia Cosenza

Risposta del 27/07/2020

Milano

FASE 2: COME PARLARNE AI BAMBINI. IL PARERE DEL NOSTRO PSICOTERAPEUTA

Gentile D.,
La tua domanda ci dice qualcosa di molto importante. I bambini sono confusi e disorientati dalla situazione anomala che stanno vivendo, proprio come lo siamo noi e forse ancora di più. Soprattutto sono confusi dai molti cambiamenti hanno bisogno di spiegazioni.
Forse le informazioni che vostro figlio ha ricevuto fino ad ora si sono rivelate parziali ma ormai come avete detto voi, "la frittata è fatta!”, ma non credo ci sia nulla a cui dover rimediare, piuttosto chiarire.
Abbiamo raccontato loro che c’è un virus, che potrebbe far ammalare tante persone ma non se ne conosce ancora la cura.
Forse abbiamo specificato che i nonni possono ammalarsi più facilmente. Per questo non si può andare a trovarli.
Tutte queste informazioni se, da un lato, tranquillizzano; dall’altro, possono generare una fisiologica preoccupazione. Questo li porta a drizzare le antenne: non possono lasciarsi sfuggire nessun segnale utile a chiarire cosa capiterà. Assorbono diversi input, verbali e non verbali, che lanciamo loro senza accorgercene. Hanno sentito parlare della fase 2. Gli adulti intorno a loro si sono tanto interrogati su questo. Oppure hanno solo colto che qualcosa sta cambiando. Queste notizie parziali generano agitazione.

Oltre a ciò, ad affaticarli è lo stravolgimento delle routine e i cambiamenti, che portano ad aggiustamenti e riaggiustamenti delle abitudini. Spesso ci sorprende in positivo la loro adattabilità ma non dimentichiamoci che costa loro fatica!
Come manifestano i bambini questa fatica?
Ad esempio, attraverso vissuti di noia ed irritabilità. Col passare del tempo potremmo notare che questi atteggiamenti si potrebbero amplificare. I bambini potrebbero diventare più capricciosi, irascibili, impazienti.
Che fare dunque?

 

BAMBINI, CORNAVIRUS E FASE 2: COME AFFRONTARE LA SITUAZIONE

  1. Potresti provare a chiedere a tuo figlio cosa pensa della situazione.
    Infatti, i bambini si creano una loro idea della realtà. Lo fanno in base alle conoscenze che possiedono ed alle emozioni che circolano in casa.
    Spesso si tratta di visioni parziali o loro interpretazioni, non per forza sempre vere. È importante che possano esprimerle, così da poterli aiutare a fare chiarezza.
    Potrebbe trattarsi di previsioni catastrofiche o, al contrario, eccessivamente ottimistiche. Di entrambe queste visioni può essere utile parlare, nell’ottica di integrarle e trovare una visione più realistica e completa, facendo sempre attenzione che sia una versione non troppo spaventosa per loro.
  2. Di solito è funzionale dare loro poche informazioni, semplici e chiare.
    Sulla fase 2, ad esempio, puoi dire loro che qualcosa è cambiato. Ad esempio, si può fare sport all’aria aperta, ma non giocare sugli scivoli.
    Si possono andare a trovare i nonni, ma mantenendo le distanze di sicurezza.
    La scuola resta chiusa, ma proseguono le lezioni online.
    È ancora importante uscire con la mascherina, non creare affollamenti, tenere le distanze di sicurezza.   
    In questo modo i bambini possono comprendere che:
    - l’adulto si preoccupa di aiutarli a decifrare la realtà, quando è troppo difficile farlo da soli;
    - progressivamente qualcosa migliora. Non sappiamo dire quando finirà, ma col passare del tempo c’è la speranza che possa essere sempre un po’ meno faticoso;
    - ci sono delle precauzioni importanti, che potrebbero rimanere come abitudini. Penso a tutte le norme igieniche, all’uso della mascherina e delle distanze da tenere nell’incontro con gli altri. Ma si dovrà vedere in futuro come andranno le cose.
  3. Può essere importante prestare attenzione al loro mondo interno.
    Non servono solo informazioni, ma anche e soprattutto un’attenzione a ciò che i bambini sentono. Per farlo è importante prendersi cura dei vissuti di paura, ansia, rabbia, preoccupazione dei nostri bambini per evitare che si possano trasformare in angosce poco gestibili. Oppure che una di esse prenda troppo il sopravvento. Un modo potrebbe essere quello di nominarle e magari rappresentarle assieme con un disegno e trovare dei modi un po’ magici per trasformarle, fermarle, conoscerle, metterle in un luogo sicuro (come potrebbe diventare il foglio da disegno). In questo modo possiamo dare ai nostri bambini degli spunti su come si potrebbero gestire le emozioni, aiutandoli ad affrontarle.
  4. Prova a garantire una stabilità, laddove possibile.
    Proprio perché sappiamo che ad affaticare maggiormente i bambini sono i cambiamenti continui.
    Per ridurre questa variabilità, prova a tenere stabili le routine casalinghe.
    Cosa si intende per routine? Aspetti della quotidianità, che si ripetono identici ogni giorno e che hanno a che fare con la scansione del tempo. Aspetti scanditi da rituali.
    Ad esempio, andare a letto nella stessa fascia oraria, con rituali familiari dell’addormentamento: leggere una storia, spegnere la luce grande, un pupazzo coraggioso al proprio fianco, il libro preferito sotto al cuscino. Anche la presenza dei genitori in casa è certa molto importante. Laddove possibile, un rientro graduale al lavoro è preferibile. Vale la buona regola di evitare cambiamenti improvvisi, a cui il bambino non è stato preparato
  5. Cercate di avere un atteggiamento fiducioso.
    Che certo non significa normalizzante, ma fiducioso che le difficoltà si possano affrontare e trovare delle soluzioni per il futuro. Non significa che non si possa mostrare preoccupazione, ma che si può affrontarla senza soccombere. Parliamo meglio di questo nel paragrafo successivo.

 

L’AIUTO PSICOLOGICO: IL CONSULTO GENITORIALE

Molti sono i genitori che, in questa fase, chiedono un supporto genitoriale, per il grande disorientamento che si può provare. Spesso chiedono un sostegno per capire come affrontare il proprio compito di genitori, e rimodularsi in base alla situazione attuale.
Come può essere utile il supporto di uno psicologo in Fase 2? Può essere utile confrontarsi con uno psicologo per comprendere come andare avanti e cosa è utile modificare sulla base dei cambiamenti personali, familiari, lavorativi, e del contesto allargato. In questa fase occorre spesso rivedere le modalità del passato, per dare loro una forma più flessibile, ma il più possibile chiara soprattutto agli occhi dei bambini.

Questo vale, ad esempio, per le buone prassi educative, sui quali i genitori spesso si interrogano.

  • Per qualcuno è sufficiente una consulenza psicopedagogica per un periodo limitato. Essa aiuta a trovare strategie specifiche per affrontare questo momento. Quindi, ricevere un aiuto per riadattarsi. Trovare nuovi equilibri familiari. In certi casi, riorganizzare gli spazi. Valutare i bisogni specifici di ciascuno. Ascoltare quelli dei bambini, ma non dimenticarsi i propri.
  • Qualcun altro si accorge che ha bisogno di una consulenza psicologica un po’ più prolungata. Quando, ad esempio, ci si accorge che l’attuale pandemia genera ansie o preoccupazioni, che da soli non è facile gestire. Queste compromettono quel senso di fiducia nel futuro che abbiamo detto essere così importante trasmettere anche ai bambini. Il rischio può essere quello di farli vivere in un contesto emotivo troppo angosciante e triste, senza riuscire a proteggerli da emozioni eccessive per loro, come una paura troppo eccessiva e duratura.  

Dunque, è importante non sottovalutare i segnali di malessere e prendersene cura, facendosi aiutare.

 

STRUMENTI UTILI AD AFFRONTARE IL CAMBIAMENTO CON I BAMBINI

È importante che ogni genitore trovi il suo modo di comunicare ai figli. Secondo la sua sensibilità e la situazione particolare in cui si trova.
Tuttavia, non è sempre semplice capire come parlare ai bambini. Possono essere d’aiuto alcune indicazioni, che ciascuno reperirà dalle fonti che ritiene più valide.
Mi limito quindi a fare solo un esempio: "Che cos’è la fase 2? Proviamo a capirlo" - Repubblica.it

Gentile D.,
spero di averti dato qualche elemento in più per gestire la tua frittata!
Saluti.