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GENITORI E BAMBINI: COME AFFRONTARE LA PAURA DELLA MORTE

Difficoltà infanzia-adolescenza (08/09/2020)

Buongiorno,
Il nostro bambino ha cominciato da una settimana ad avere paura che moriamo. Continua a dirmi che lui non vuole che moriamo e certe volte si mette a piangere a singhiozzi. Cerco di consolarlo, ma viene da piangere anche a me. Non so, forse sono preoccupata ed in ansia anche io. Certo volte mi sembra quasi di avere paura, ma non so bene di cosa. Mi sento distrutta dalla reazione di mio figlio e mi mancano le parole per cercare di aiutarlo. Potete darmi un consiglio?
F.

terapeuta Nisia Cosenza

Dott. Nisia Cosenza

Risposta del 08/09/2020

Milano

LA PAURA DELLA MORTE, AMPLIFICATA DAL CORONAVIRUS

Gentile F.,
descrivi proprio bene come la situazione che stiamo vivendo amplifichi le ansie di ciascuno di noi e possa far emergere paure molto intense, difficili da affrontare per gli adulti, e ancor più per i bambini, che forse per la prima volta si trovano di fronte a questi pensieri.
Siamo tutti più all’erta di prima, in tensione, forse impauriti per il futuro incerto. Non siamo abituati a non avere certezze e i bambini spesso possono percepire e assorbire le nostre paure.
La loro reazione può prendere varie forme. Spesso tali reazioni si riversano in famiglia, perché è anche di frequente il luogo dove si sentono più sicuri nel condividere le loro preoccupazioni.
Può arrivare così il timore della morte: propria, dei genitori o delle persone care. La morte non è che la traduzione concreta della paura di separarsi, di perdere le persone che amiamo.
In termini generali, è fisiologico ed evolutivo (cioè utile alla crescita) che si generino preoccupazioni riguardo il tema della separazione (che spesso si traduce in pensieri e preoccupazioni proprio sulla morte). Come aiutare se stessi (come genitori) ed i propri figli ad affrontare queste paure?

 

COME AIUTARE I BAMBINI AD AFFRONTARE LE PAURE SULLA MORTE DA CORONAVIRUS

  1. Cerca di dare la spiegazione più esauriente che puoi.
    Una spiegazione che tenga conto di tutto quello che è cambiato nella vita del bambino: routine, socialità, igiene. Spiega soprattutto dove sono finite le persone che, da un giorno all’altro, non ha visto più. Potrebbe pensare che, come è accaduto a maestre e compagni, anche i genitori possano scomparire improvvisamente. Se non trovi le parole adatte, ci sono diverse storie costruite ad hoc con questa finalità. È importante che linguaggio e contenuti siano calibrati rispetto alla fase evolutiva del bambino. Che siano semplici e comprensibili.
  1. Prova a nominare le emozioni, anche quelle spiacevoli.
    Sia quelle che riguardano te, sia soprattutto quelle che vive tuo figlio. Noia, paura, rabbia, tristezza vanno verbalizzate. Se non trovano spazio di espressione possono mutarsi in paure sproporzionate.
    Prova ad affrontare il tema della morte.
    A volte pensiamo che i bambini non la conoscano. Invece magari hanno vissuto esperienze che li hanno messi in stretto contatto con la morte.
    La morte di un animale domestico o di un nonno, per esempio. O racconti sentiti a scuola, dai compagni.
    Dunque, è utile aiutarli a confrontarsi con i vissuti di vuoto e mancanza connessi.
    Per loro può essere importante per poter esprimere questo tipo di preoccupazioni. Sapere che non è un argomento tabù, ma che se ne può parlare in molti modi.
    Ciascun genitore darà la sua visione della morte, secondo le sue credenze e l’età del bambino.

I bambini spesso chiedono risposte concrete:

  • dove va una persona quando muore? Continua ad esserci da qualche parte?
    Qualcuno dirà che va in Paradiso; qualcun altro che va in cielo; qualcun altro ancora che diventa una stella o un angelo custode.
  • Come posso salutarla?
    È importante dar loro la possibilità di ritualizzare il saluto a chi non c’è più. Il funerale è il modo che troviamo noi adulti. A seconda dell’età del bambino, il genitore può decidere se farlo partecipare o meno. Ma esistono molti altri modi di salutare chi muore. È bene dare modo ai bambini comunque di farlo (magari attraverso una lettera, un disegno).

 

CORONAVIRUS: PERCHE’ CI SPAVENTA?

Noi adulti per primi facciamo fatica a prefigurarci un futuro da molti punti di vista. Non sappiamo quando il nostro lavoro riprenderà con le consuete modalità, quando potremo recuperare la nostra socialità, quando abbandoneremo le nostre nuove abitudini “rinforzate” sull’igiene. Ci chiediamo quando e se torneremo alla normalità, ma non abbiamo risposte certe. Possediamo una pluralità di fonti informative. Spesso ci domandiamo quali notizie, tra queste, siano realmente attendibili. Ci accorgiamo che anche gli specialisti a volte non sanno. Non esiste ancora un vaccino, una cura specifica. Molti dati sono frutto di studi statistici, di previsioni probabilistiche. Tutto questo ci fa paura.
I bambini vivono le nostre stesse limitazioni: non vanno a scuola, non incontrano altri bambini (salvo, in alcuni casi), chiediamo loro di lavare più spesso le mani
Ma loro comprendono ancor meno quanto gli sta accadendo. Soprattutto rispetto ad una separazione repentina da figure di riferimento.
Magari glielo abbiamo spiegato, ma ci siamo resi conto di come questo abbia amplificato certe paure. Per esempio, può aver generato una preoccupazione sproporzionata per virus e batteri, che li induce a lavarsi le mani in continuazione ed evitare qualsiasi contatto per timore di contagio.
Oppure ci siamo trovati impreparati come genitori, senza risposte a certe domande: quando si torna a scuola? Quando potrò rivedere il nonno? E gli amici?
O, ancora, non abbiamo trovato le parole adatte. Abbiamo detto loro qualcosa di vago o ci siamo limitati a rassicurarli, senza essere tranquilli noi per primi.
I bambini si accorgono che sta accadendo qualcosa di strano.
Probabilmente vedono mamme e papà attenti alle parole della TV per capire se potranno tornare al lavoro, se i mezzi pubblici continueranno a funzionare, quali saranno le nuove procedure per fare la spesa.
Si accorgono che i genitori tra di loro parlano del Coronavirus, che lo nominano quando sono al telefono. Inoltre, sono sensibili ad una serie di messaggi non verbali: manifestazioni di insofferenza, rabbia, paura, angoscia, tristezza.

 

COME PUO’ AIUTARE UNO PSICOLOGO?

Se ti sembra di non riuscire a parlare di questi temi con tuo figlio, puoi valutare di ricorrere ad una consulenza psicologica, che possa darti qualche spunto al riguardo:

  1. sostenere voi genitori nel trovare parole adatte per spiegare realtà complesse;
  2. e dunque indirettamente, attraverso il confronto con voi, aiutare il bambino ad esprimere le sue preoccupazioni in maniera più libera;
  3. spesso può essere utile l’utilizzo di strategie simboliche (quali il gioco o il disegno), potreste confrontarvi sui disegni di vostro figlio;
  4. mettere a tema il discorso della morte, per comprendere se si tratta di una fase fisiologica alla crescita di vostro figlio (cioè la fase in cui si può parlare anche della morte). Oppure comprendere se non vi siano altre sfumature e valenze che valga la pena affrontare più nello specifico.
    Inoltre, è possibile che le recenti preoccupazioni relative al Covid abbiano risvegliato angosce, paure passate. E che ora entrano in risonanza con la situazione che stiamo tutti vivendo e che dunque si fa più fatica a gestire. A tratti possono sembrare sproporzionate, e magari disorientare chi le prova.
    L’aiuto di uno psicologo può esserti utile a mettere chiarezza tra le tue preoccupazioni e quelle di tuo figlio, in modo da contenere l’effetto di “amplificazione-contagio delle paure”, che spesso in situazioni di difficoltà viene messo in atto senza accorgersi.

Gentile F.,
spero tu possa aver trovato qualche spunto utile per comprendere come supportare tuo figlio in questo momento difficile. Ti lascio più sotto il titolo di due libri che ti potrebbero essere di aiuto e il link di un sito che potrai consultare.
Saluti.

 

APPROFONDIMENTI UTILI SUL TEMA

  • La storia dell’ostrica e della farfalla, Ana M. Gomez, progettato da Sergio Aguirre, 2020;
  • Storia di un coronavirus, Francesca Dall’Ara, Erickson, 2020.
  • Sito della comunicazione aumentativa