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DISTURBI ALIMENTARI E PRIMA INFANZIA: CHE FARE SE MIO FIGLIO NON MANGIA?

Disturbi Comportamento Alimentare-DCA (13/12/2019)

Buongiorno, sono una mamma spaventatissima. 
La mia bambina G. (7 mesi) non mangia quasi niente di quello che le dò. È una bambina calma e tranquilla, forse troppo! Da quando va al nido, la cosa è peggiorata, le maestre mi dicono che si rifiuta di mangiare e che loro non sanno come aiutarla. Io sono preoccupatissima, il medico mi ha detto che non sta crescendo abbastanza…io sono preoccupata ma non so come farla mangiare di più! Ogni mattina mi sento in colpa ad abbandonarla all’asilo e andarmene a fare le mie cose al lavoro sapendo che lei non mangerà…mio marito mi spinge a chiedere aiuto, solo per lui ho trovato il coraggio di scrivervi…potete aiutarci?
S.

terapeuta Marta Grossi

Dott. Marta Grossi

Risposta del 13/12/2019

Milano

IL MIO BAMBINO NON MANGIA: PARLIAMONE CON IL NOSTRO PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA 

Cara S., trasmetti con grande chiarezza la preoccupazione che provi in questo momento nei confronti di G., che sta attraversando un momento di difficoltà. 
Fai bene a chiedere aiuto, G. non mangia e non cresce abbastanza, mi pare coerente attivarsi per capire cosa accade. 
Da quello che mi racconti, G. Potrebbe soffrire di un Disturbo dell’Alimentazione della prima infanzia, con cui si intende: 

  • incapacità di mangiare in modo adeguato nei modi e nelle quantità richieste a seconda dell’età e delle caratteristiche dell’individuo; 
  • difficoltà di crescita (difficoltà ad aumentare di peso o perdita di peso significativa nell’arco di un mese); 
  • comportamenti specifici connessi alla nutrizione: rifiuto del cibo, vomito, ecc. 
  • conseguenze secondarie: apatia, aumento dei momenti di sonno durante la giornata, interruzioni del sonno notturno, problemi intestinali. 

Può essere normale che i bambini nella prima infanzia abbiano una modalità altalenante nell’assunzione del cibo. Si può parlare di disturbo dell’alimentazione quando, in una condizione di sanità fisica generale, il digiuno del bambino è massiccio e perdura per un periodo prolungato, con conseguente calo ponderale (qui altre forme di disordini alimentari dell’infanzia). L’alimentazione negli anni dell’infanzia è importante per la crescita fisica, ma anche per quella emotiva, assumendo una valenza anche comunicativa e relazionale. Infatti, diventa veicolo degli scambi affettivi con chi si prende cura di lui, attraverso gli sguardi, i sorrisi, le espressioni, le coccole, i gesti di accudimento, le piccole filastrocche legate al momento del pasto. In questa fase della vita di un bambino “mangiare” è una delle attività principali della giornata. Immagino che per voi questo non sia un momento piacevole ormai, ma che anzi possa essere carico di preoccupazione e tensione. 

 

COSA FARE? UN AIUTO PSICOLOGICO PER COMPRENDERE IL BAMBINO IN DIFFICOLTA’ 

È importante ascoltare quello che G. sta comunicando attraverso il suo comportamento. Un professionista specializzato nella prima infanzia può aiutare te e il tuo compagno nel comprendere il significato della comunicazione della vostra bambina, con l’obiettivo di permettere a G. di tornare ad alimentarsi e crescere e a voi di essere meno preoccupati. 

Intervento dello psicologo-psicoterapeuta:  modalità ed obiettivi. 

  • Ascoltarvi e accogliere la vostra preoccupazione genitoriale; 
  • offrirvi uno spazio di confronto e di costruzione di senso rispetto a quanto sta accadendo con la vostra bambina;  
  • contenere il senso di solitudine e di incertezza che provate in questa situazione, offrendo uno spazio di condivisione libero da giudizi;  
  • comprendere l’entità del problema alimentare di vostra figlia, attraverso dei colloqui di ascolto con voi genitori, volti a ricostruire la vostra storia familiare, così da far emergere eventuali elementi che possono aver contribuito all’instaurarsi di un disturbo dell’alimentazione; 
  • osservare l’interazione di G. con voi, anche durante il momento dell’alimentazione, così da meglio comprendere le modalità relazionali e il significato delle comunicazioni reciproche (anche e soprattutto quelle non verbali); 
  • valutare l'utilità e nel caso offrire ai genitori uno spazio di supporto per meglio elaborare quanto sta accadendo e come affrontarlo. 

 

DISTURBO ALIMENTARE NELLA PRIMA INFANZIA: PERCHE’? 

La prima cosa da fare è assicurarsi che il problema alimentare di G. non sia legato a una causa medico/organica. Come ad esempio: disturbi/alterazioni del tratto gastro – intestinale, immaturità alla nascita, disabilità, diabete, celiachia. Esse possono coesistere con difficoltà di tipo psicologico/relazionale, anche conseguenti alla problematica medico-organica. Perché ad esempio se un bambino ha sempre mal di pancia dopo aver mangiato, presto assocerà il momento del pasto ad un’esperienza dolorosa, da evitare. 
Una visita medica specialistica aiuta a definire meglio il problema. 
Escluso o delimitato l’effetto di una problematica organica, ci si può chiedere che cosa interferisca con una normale assunzione di cibo da parte di G. Si può considerare il “non mangiare” come un modo di comunicare uno stato d’animo, un sentimento, che ancora non trova parole per essere espresso. Che cosa sta dicendo G. con il suo rifiutare il cibo? 
Ecco di seguito qualche ipotesi e qualche esempio di meccanismi che possono contribuire all’instaurarsi del disturbo dell’alimentazione. Vediamo se ti ritrovi in qualcuna di queste situazioni? 

  • Problemi molto precoci nell’alimentazione: Difficoltà nell’alimentazione e nella strutturazione di un ritmo nei momenti subito successivi alla nascita può aver determinato nei genitori un vero e proprio stato di stress, ansia e/o senso di impotenza che viene inconsciamente comunicato al bambino, compromettendo anche successivamente la sua assunzione di cibo. Quindi un’indagine che potreste fare tornando indietro con la memoria, potrebbe essere: com’era l’alimentazione di G. subito dopo la nascita? C’era regolarità, mangiava volentieri? Oppure è sempre stato faticoso? Era una bambina tranquilla oppure era difficile riuscire a instaurare con lei ritmi regolari e prevedibili? 
  • l'assetto psico-fisico di chi da’ da mangiare al piccolo: i bambini, anche molto piccoli, possono essere influenzati dallo stato d’animo di chi li accudisce. Se ci si sente ad esempio in una condizione di difficoltà emotiva (tristezza, eccessiva stanchezza, nervosismo, preoccupazione) la relazione è possibile che ne risenta. Con questo non si vuole dire che non ci si possa mai concedere un momento di difficoltà, ma è importante riflettere su quanto consistenti e frequenti siano questi sentimenti nelle occasioni di accudimento del proprio bambino. Altrimenti il rischio è quello di non riuscire a sintonizzarsi, a capirsi, a comunicare ed una delle possibili conseguenze potrebbe essere ad esempio la conflittualità rispetto al cibo, ed al momento dei pasti. Come una reazione di opposizione e di disagio da parte del bambino. 
  • Lo svezzamento: cioè l’introduzione delle prime pappe. Questo è un momento importantissimo nella vita di ogni bambino, è spesso la prima vera separazione dalla mamma. G. ha avuto latte materno o artificiale? I problemi sono cominciati in concomitanza del passaggio dal latte al cibo solido? In questi casi è possibile che il rifiuto del cibo sia inizialmente la manifestazione di una difficoltà di mamma e figlia nell’affrontare la separazione. 
  • Le separazioni: allargando quanto detto sullo svezzamento, anche l’inserimento al nido e quindi il cambiamento di ambiente e del ritmo quotidiano può turbare la tranquillità del bambino e dei suoi genitori. Il momento dell’inserimento, le prime volte che si lascia il proprio bambino fuori casa nelle mani delle educatrici, può non essere facile per nessuno (genitori e bambino). È una grossa separazione, da affrontare e metabolizzare. Ognuno ha i suoi tempi. Inoltre, se insorgono dei problemi (come nel tuo caso la preoccupazione del cibo), la cosa si può complicare anche maggiormente.  Ad esempio dici di sentirti in colpa quando lasci G. al nido per andare al lavoro: può essere difficile per entrambe (per te e per G.) salutarvi e non stare assieme durante la giornata. G. non ha ancora le parole per dirlo, potrebbe usare il cibo per comunicare il suo senso di solitudine? 

Cara S., ogni situazione è specifica e per comprendere che cosa succede a tua figlia sarebbe importante approfondire meglio la vostra situazione, senza trarre conclusioni affrettate. 
È molto utile in queste situazioni, e data la giovanissima età di G., che entrambi i genitori siano coinvolti, ed esprimano il loro punto di vista. Così, si eviterà di perdere la ricchezza dello sguardo portato da mamma e papà, che svolgono in questo momento funzioni molto diverse ed importanti per la crescita del bambino.  Guardare alla vostra famiglia come a un insieme vi aiuterà a fare delle ipotesi pertinenti su quello che sta accadendo sul piano emotivo e relazionale, e che si manifesta attraverso comportamenti alimentari oppositivi e rifiutanti. 

Cara S., un saluto.