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COVID-19: DA FIGLIO MODELLO A FIGLIO IN CRISI

Difficoltà infanzia-adolescenza (27/10/2020)

Buongiorno,
mio figlio non vuole partecipare alle videochiamate con le sue maestre. L’altro giorno, guardando una foto di classe, è scoppiato a piangere. Fa spesso capricci. Di notte è molto agitato, fa spesso incubi. Non capisco: durante la quarantena era stato così bravo! Quasi un modello, anche per i suoi fratelli. Non si lamentava mai! Ora invece mi pare proprio in crisi. Avete qualche consiglio?
Mamma D.

terapeuta Nisia Cosenza

Dott. Nisia Cosenza

Risposta del 27/10/2020

Milano

REAZIONE DEI BAMBINI AL COVID-19. TRA IPERADATTAMENTO E CRISI: COME MAI?

 

Gentile D.,
comprendo il tuo disorientamento nel vedere questo cambiamento. Tuo figlio che, nella fase più critica, aveva resistito bene, ora sembra avere un crollo. Colgo il tuo dispiacere ed il tuo interrogarti sulla situazione. Io credo che giustamente sia opportuno capire cosa sia accaduto. Tuttavia, credo anche che quello che ora ti sembra così negativo, possa non esserlo del tutto. Mi spiego meglio…
È possibile che, dopo una fase di iperadattamento, ora tuo figlio stia tirando fuori anche la sua parte più fragile e in difficoltà rispetto a questa situazione così difficile per tutti.
Cosa intendo con iperadattamento? È un meccanismo messo in atto irrazionalmente, che presuppone la messa in atto di comportamenti estremamente adeguati e adattati alla situazione di cambiamento, fin troppo adeguati, senza permettersi di mostrare neanche minimi segnali di disagio.
Come mai?

  1. Forse gli è parso di non avere scelta.
    Le regole imposte durante la fase 1 non ammettevano deroghe. Era una situazione di emergenza troppo forte.
  2. Forse ha percepito un forte allarme rispetto alla situazione di emergenza e ha fatto appello in modo istintivo a tutte le sue risorse. Ad esempio, può aver percepito la preoccupazione degli adulti, le proteste ed il malcontento dei fratelli?
  3. Può essere stato il suo modo migliore di reagire in quel momento alla situazione di difficoltà, in cui tutti vi trovavate.

Qualunque sia l’ipotesi che facciamo, possiamo immaginare che non fosse pronto ad esprimere sentimenti di tristezza, rabbia, frustrazione, che pure in qualche misura deve aver provato.

 

IMPROVVISAMENTE ARRIVA LA CRISI: PERCHE’?

Per quale ragione ad un certo punto emerge la reazione di crisi?

  1. L’ effetto-accumulo.
    Le tensioni di tuo figlio e i sentimenti di preoccupazione potrebbero essere stati un po’ repressi e tenuti sotto controllo, fino a che non hanno raggiunto un’intensità tale da non poter essere più tenuti a bada. In altri termini, dobbiamo pensare che talvolta i sentimenti negativi non scompaiono da soli. Anzi, più vengono negati, nascosti, controllati e più rischiano di acquisire forza.
  1. Si è creato uno spazio che prima non c’era.
    Tuo figlio potrebbe aver sentito che proprio ora la sua tristezza poteva essere accolta. Perché, ad esempio, i suoi fratelli si sono tranquillizzati. Far emergere il proprio disagio ora significa non dare l’ennesima preoccupazione a mamma e papà, già messi a dura prova dagli altri figli! Come a dire che ha saputo sentire quale fosse il momento opportuno per non gravare troppo sulla famiglia.

    Dicevo che questa manifestazione di disagio non mi pare del tutto negativa. Significa che tuo figlio ha sentito di potersi affidare a voi. Non ha finto che andasse tutto bene. Ha mostrato di sapersi adattare alle situazioni, ma senza mettere da parte le emozioni di disagio che tutti noi abbiamo avvertito.

 

COME AFFRONTARE PIANTI, CAPRICCI, AGITAZIONE DI TUO FIGLIO

  1. Prova ad accogliere le sue proteste. Anche quella di non partecipare alla videochiamata di classe, ad esempio. Non è un bambino solito alla ribellione, da quello che ho inteso. Se per una volta si permette di mostrare un dissenso così netto e deciso, potrebbe essere un modo per mandare un messaggio. È importante mostrargli che lo avete colto. Naturalmente non si tratta di assecondare ogni capriccio, ma di dargli il segnale che avete compreso il suo disagio. Potreste provare ad accogliere la sua protesta permettendogli di non partecipare alla videochiamate, permettendogli di sottrarsi. Magari facendovi voi portavoce delle maestre per fargli comunque arrivare i messaggi importanti.
  2.  Cercate di dedicagli uno spazio dedicato a lui. Considerando valida l’ipotesi che i suoi fratelli gli abbiano tolto spazio facendosi sentire di più. Forse ha bisogno di spazio in più con gli interessi! Compatibilmente con la vostra organizzazione familiare, è importante fargli sentire di avere uno sguardo in particolare dedicato a lui. Lo sguardo attento di una mamma ed un papà che vogliono bene a ciascun figlio, ma rispondono ad ognuno secondo le sue esigenze particolari.
  3. Prova ad aiutarlo ad esternare le proprie emozioni. E’ possibile che, pur essendo un bambino sensibile ed attento, faccia fatica mettere in parole ciò che prova. Può essere utile dargli una mano, nominando i sentimenti che vi pare possano riguardarlo. A volte aiuta fare degli esempi rispetto ai propri vissuti. Oppure cercare dei libri per bambini, che affrontino questi stessi temi. Avvicinarsi ai vissuti dei bambini attribuendoseli in prima persona o attribuendoli ad un personaggio (di un libro o di un gioco) consente di non farli sentire immediatamente smascherati rispetto a qualcosa di molto personale ed intimo. Saranno allora più disponibili a parlarne.

GENITORI IN AIUTO DEL PRORIO FIGLIO AI TEMPI DEL COVID-19

Abbiamo visto come provare a dar voce al disagio che tuo figlio sta sperimentando. Non è detto che questo sia sufficiente. Se la sua “crisi” dovesse andare avanti senza attenuarsi, ti consiglio di provare a rivolgerti ad uno Psicologo infantile per una consulenza genitoriale.
Si tratta di una figura che può aiutare:

  • voi genitori a comprendere quali segnali si celano dietro a certi comportamenti. I bambini quando in particolare sono meno in grado di esprimere a parole ciò che sentono, ce lo mostrano attraverso capricci più frequenti, crisi di rabbia, atteggiamenti oppositivi. Non è semplice per un genitore fermarsi a riflettere su cosa il bambino, col suo comportamento, ci stia dicendo. Non farsi prendere a propria volta da una rabbia ed un nervosismo che possono causare reazioni impulsive, magari un po’ esagerate;
  • l’intera famiglia a trovare un nuovo equilibrio. Hai accennato alla presenza di fratelli, che potrebbero avere età e modi di manifestare la propria fatica differenti. Capire come modularsi tra fasi di vita e bisogni diversi non è semplice. Ad esempio, le spiegazioni che vanno bene per un bambino, risultano inadeguate per un adolescente . Infine, avere una figura esterna alle dinamiche familiari con cui poter parlare sarà di per sé un grande aiuto per individuare come uscire da questa situazione. Uno spazio riservato agli adulti in cui poter portare tutto ciò di cui in famiglia può essere più difficile parlare. Il terapeuta infantile, inoltre, condivide con i genitori tutto ciò che può essere utile ad aiutarli nel comprendere meglio il proprio bambino. E ad informarli di eventuali segnali di disagio non così facilmente comprensibili.
  • Lo psicologo infantile, in accordo con i genitori, può attivare uno spazio di ascolto, gioco e parola dedicato ai più piccoli, attraverso il quale può aiutarli:
    • ad esprimere le proprie emozioni.
    • A comprendere come poter esternare ciò che sentono.
    • Ad individuare strategie per gestire la rabbia, la tristezza, la noia, la frustrazione… (sia da solo sia chiedendo aiuto);

 

 

Gentile mamma D.,

spero che questi spunti possano esservi d’aiuto. Siamo in ogni caso disponibili per consulenze a distanza o di persona.

Saluti.

 

BIBLIOGRAFIA

Alba Marcoli, Il bambino arrabbiato. Favole per capire le rabbie infantili, Mondadori, 1996