Mio figlio mente e vuole lasciare il calcio

Domande e risposte

MIO FIGLIO MENTE E VUOLE LASCIARE IL CALCIO: COME COMPORTARSI?

Difficoltà infanzia-adolescenza
19/02/2026

Buonasera, ho scoperto da poco che mio figlio quindicenne mente spesso. Finché sono state piccole bugie ho sorvolato e non ho detto niente, essendo consapevole che alla sua età sono spesso “fisiologiche”, ma nello stesso tempo ho drizzato le antenne e osservato meglio.
Qualche giorno fa, in lacrime, mi ha detto di non voler più giocare a calcio (iniziato un anno fa) perché si sente “fuori posto”, essendo in una squadra con ragazzi molto più avanti di lui, e fin qui ok.
Gli chiedo se ne ha parlato con il suo allenatore e mi dice che l’allenamento precedente glielo ha accennato e che l’indomani gli avrebbe detto di aver deciso di lasciare.
Il giorno dopo scopro per caso che non ha detto nulla all’allenatore perché non si è presentato all’allenamento (l’ho accompagnato io fino davanti all’ingresso con l’auto), quindi ho capito che dopo che me ne sono andata è uscito ed è stato in giro da solo per due ore. Non so come comportarmi, ho preso tempo per non avere una reazione spropositata.
Ha qualche consiglio da darmi?

terapeuta Chiara Navarra
risponde
Dott. Chiara Navarra
Psicologia dell’adolescente, giovane adulto, adulto e coppie

Le bugie in adolescenza possono rappresentare un tentativo di proteggersi dal giudizio o di evitare emozioni difficili, più che un atto di opposizione consapevole.
Nel caso che descrivi, tuo figlio sembra trovarsi in una situazione di potenziale ansia, legata all'esporsi e al prendere su di sè la responsabilità della sua decisione.
Dire “non voglio più giocare a calcio” può esporre a potenziali commenti o giudizi negativi dell'allenatore e forse anche dei compagni di squadra. La bugia può allora funzionare come una strategia di evitamento, un modo per aggirare qualcosa di difficile da affrontare, come parlare parlare in modo esplicito e diretto della sua decisione di lasciare.

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IL RUOLO DEL GENITORE

Prima di reagire è utile non solo considerare la bugia scoperta, ma anche chiedersi: perché lo ha fatto? Cosa sta cercando di fare?

Non si tratta di accettare la menzogna senza conseguenze, ma di decodificarne il significato.

Può essere utile, quindi, nella posizione di genitore:

  • concedere tempo, come già stai facendo;

  • non viverla come un attacco personale;

  • evitare mortificazioni o sensi di colpa;

  • usare con lui domande aperte, senza smascheramenti diretti;

  • non proporre interpretazioni precostituite.

Se tuo figlio riuscisse ad affrontare la situazione in un secondo momento, la bugia potrebbe aver avuto una funzione di protezione temporanea.

Se invece il silenzio diventasse troppo pesante, potresti parlarne con comunicazioni semplici e comprensibili, riconoscendo che per lui può essere difficile esporsi.

 

Per saperne di più sul tema delle bugie in adolescenza, puoi leggere questo articolo di approfondimento:
Genitori e bugie dei figli adolescenti: come gestirle



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