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SONO UNA MAMMA E NON NE POSSO PIU’: DOPO LA COSIDDETTA “RIPRESA” L’INCERTEZZA CONTINUA

Difficoltà infanzia-adolescenza (08/10/2020)

Buongiorno,
sono una mamma e non ce la faccio più. Ho tenuto duro durante il lockdown, ma questa continua incertezza mi stressa. Ho due bambini di 8 e 10 anni, che hanno ricominciato la scuola. Uno dei due è già rimasto a casa due settimane, per un raffreddore! La mia azienda ora prevede lo smartworking solo a metà. Mi sono dovuta organizzare con una babysitter.
Sono stanca e senza energie.
I.

terapeuta Nisia Cosenza

Dott. Nisia Cosenza

Risposta del 08/10/2020

Milano

RICOMINCIARE COL FRENO A MANO TIRATO: RISCHIO DI PARENTAL BURNOUT

Gentile I.,
descrivi purtroppo una situazione che si sta rivelando piuttosto comune, e che espone al rischio del parental burnout. Cioè una condizione di stress e carico eccessivo prolungato per i genitori, che così entrano in una stato di esaurimento emotivo e fisico. Gli studi epidemiologici ci stanno mostrando come il perdurare della condizione di incertezza, dovuta al COVID-19, stia mettendo a dura prova i genitori e le famiglie.
Durante il lockdown mamme e papà hanno tenuto duro. Tra paure ed ansie, si sono fatti forza per rassicurare i propri figli ed adattarsi alle mutate condizioni abitative (e non solo!). In uno sforzo creativo inimmaginabile hanno rimodulato gli spazi della casa. Hanno creato postazioni di gioco, di studio e di lavoro, che si sono ritrovate a convivere in un delicato equilibrio.
Hanno poi intravisto, in fase 2, il miraggio di una pseudo-ripresa della normalità. È stata la fase della speranza, sostenuta da una diminuzione del picco dei contagi. Qualcuno ha rinunciato alle vacanze; mentre qualcun altro le ha prenotate all’ultimo, con qualche timore e dovendo far quadrare un budget familiare spesso ridimensionato.
Poi è venuto il cosiddetto momento della “ripresa”. Quello che negli anni passati vivevamo come stressante perché segnato dal ripartire di tutte le attività dopo una pausa estiva rilassante, a ritmi più rallentati. Oggi ci sembra di rimpiangere quella condizione! Tutto ricomincia, ma come? Ci sembra un’automobile che fa uno sforzo immane per ingranare la prima, ma lo fa con il freno a mano tirato.

 

LA RIPRESA IN EPOCA COVID-19: PERCHE’ È COSI’ DIFFICILE?

Il telegiornale non scandisce più le fasi-COVID, quelle che, nel bene o nel male, erano segnate da precise regole comportamentali. Ora siamo richiamati ad un senso civico, che fa l’equilibrista tra buon senso ed informazioni veicolate in modo confusivo.
La scuola, dopo la strutturazione della didattica a distanza, riprede. Ingressi scaglionati, obbligo di mascherine e distanziamento tra i banchi sono solo alcuni dei cambiamenti apportati. Molti bambini e ragazzi raccontano di preferire una rinuncia alla socialità piuttosto che ricordare e mettere in pratica le complicate norme alle quali è soggetta. Inoltre basta un raffreddore per far vacillare il sistema! Per non parlare di un potenziale contatto con chi si è rivelato positivo al COVID
Il fantasma della paralisi è dietro l’angolo. I contagi aumentano nuovamente. Chi sarebbe deputato a dirimere i dubbi, come il medico di base, spesso mostra di avere un metro differente da quello di un suo collega.
Quale allora l’autorità cui appellarsi? Le famiglie devono organizzarsi prevedendo qualsiasi scenario?
Il fatto è che le possibilità si moltiplicano quasi all’infinito. Pensare di dover far questo suona quasi come chiedere di leggere il futuro dell’umanità.

 

LA RIPRESA IN EPOCA COVID-19: COME AFFRONTARE QUESTO MOMENTO?

Cerca di non caricare tutto sulle tue spalle.
Le tate possono essere un valido e prezioso aiuto, che tuttavia ha un tempo ed un costo.
Ecco perché è importante che anche ciascun membro della famiglia faccia il suo pezzettino:

  1. prova a responsabilizzare i bambini.
    Chiedi loro qualche sforzo in più, sempre in base alle loro capacità e con gradualità. Non da un giorno all’altro, ma accompagnandoli nel diventare più autonomi.
    Potresti provare ad ingaggiarli in impegni quotidiani, che in precedenza svolgevate o supervisionavate voi genitori. Cose semplici, come farsi da soli la cartella o aiutare ad apparecchiare/sparecchiare, tenere in rodine la loro stanza, gestire i compiti in una semi-autonomia ; credo possa essere utile condividere con l’oro l’importanza che in questo momento ciascuno collabori come può, come riesce.
  1. Prova a chiedere aiuto al tuo partner.
    Gli studi condotti mostrano che lo stress delle mamme deriva in gran parte dal fatto di occuparsi da sole di tutta l’organizzazione familiare. Può non essere il tuo caso, ma mi pare sia un punto sul quale riflettere. È possibile che nel passato una certa suddivisione di compiti abbia funzionato bene, ma forse si tratta di poter trovare un nuovo equilibrio in una loro redistribuzione.
    A volte è faticoso delegare all’altro: perché magari non si è abituati a farlo, oppure c’è la credenza che alla fine si fa prima a fare da sole. Oppure pensiamo che il papà, non essendoci abituato, farà le cose in modo approssimativo. È probabile, tuttavia che dopo qualche momento di rodaggio della nuova squadra, siano più i vantaggi che gli svantaggi della nuova collaborazione attivata. Come ad esempio quello di non trovarti tu sovraccarica.
  1. La babysitter può essere un aiuto strategico.
    Ho la sensazione che questa sia una novità per te. Forse a cui sei stata costretta per via di questa situazione incerta? In questo caso forse può essere faticoso avere una persona nuova in casa. Ed in particolare costruire una relazione di fiducia, in un periodo in cui la fiducia è quasi al limite delle riserve. Il rischio può essere quello di non considerarla fino in fondo una risorsa, ma una presenza in più a cui pensare. Attenzione a questo rischio. Cerca di pensarla invece come una collaboratrice preziosa. E spero si riveli un valido aiuto.

 

PARENTAL BURNOUT E AIUTO PSICOLOGICO

Cara I.,
abbiamo parlato di difficoltà comuni a tanti genitori in questo preciso momento storico.
Tuttavia, condizioni di stress prolungato possono contribuire a strutturare un malessere, che è importante non sottovalutare.
Se vivi una condizione che ti sembra senza via d’uscita, l’aiuto di uno psicologo potrebbe aiutarti a:

  • ritrovare le risorse per mettere in campo strategie
    Quando ci si sente sovraccaricati, si sperimenta spesso una condizione di blackout del pensiero. Quasi che non si riuscisse più ad affrontare anche difficoltà comuni e quotidiane. Si va avanti come in “risparmio energetico”, incapaci di fare progetti anche a breve termine.
    Si tratta allora di rimettere in circolo la propria capacità creativa, intesa come la possibilità di trovare soluzioni inedite a problemi vecchi e nuovi;
  • affrontare sentimenti di tristezza, malinconia, frustrazione, paura, ansia.
    Avere uno spazio nel quale poter portare questi vissuti, acquisendo maggiore consapevolezza di cosa si muove dentro di noi. In questo periodo siamo così focalizzati su cosa accade fuori, da rischiare di perdere di vista il nostro mondo interno.
    A volte non ci si sente di condividere questi sentimenti con le persone a cui vogliamo bene, perché raccontando loro come ci sentiamo temiamo di preoccupare o sovraccaricare gli altri, raccontando loro come ci sentiamo. Oppure perché abbiamo esperienza del fatto che, parlarne con qualcuno che affronta questa situazione da un altro punto di vista, possa aggravare i nostri vissuti di solitudine e colpa.
    È importante dare spazio alle emozioni per permettere loro di fluire più liberamente. Dandogli un nome ed una forma usciamo da quella condizione confusa, che comunemente definiamo “nervosismo” e che ci rende difficile mettere a fuoco di cosa si tratti.


Spero di averti offerto un punto di vista in grado di stimolare qualche riflessione utile.
Ad ogni modo, siamo disponibili ad offrirti una consulenza su misura, che tenga maggior conto della tua specifica situazione.